Ombre elettriche - Comunicazione contemporanea

Il video virale, una nuova strada per la comunicazione ambientale. L’umorismo vince sul dramma.

24 Aprile, 2009 Pubblicato in Video, teorie e pratiche di marketing, viral

Il linguaggio del viral video ha influenzato anche la pubblicità destinata a tematiche per tradizione serie ed impegnate, come quelle sviluppate per campagne sociali. In particolare le problematiche ambientali sono state sempre affrontate con toni drammatici, in relazione alla realtà drammatica dei temi. Negli ultimi anni, però, questa tendenza ha mostrato segni di trasformazione. Sono, infatti, apparse su internet alcune campagne di sensibilizzazione ambientale giocate sull’umorismo. Un interessante articolo di Martin Atkin, pubblicato su “La Nuova Ecologia” di marzo 2009, descrive questo nuovo approccio determinato dai mutati comportamenti del pubblico dopo l’avvento dei social network e dei video virali.

Questo video di Greenpeace, destinato ad un pubblico compreso tra i 16 ed i 25 anni, che Atkin cita nel suo articolo, esemplifica la direzione intrapresa per comunicare tematiche serie attraverso una prospettiva comica e divergente, che attragga il pubblico desideroso di forme non convenzionali di comunicazione ed interazione, come, in particolare, quello giovanile.

La sensibilizzazione può, pertanto, prendere nuove strade, più in sintonia con le abitudini ed il linguaggio sia di un pubblico giovanile, focus privilegiato per risvegliare la coscienza alle tematiche collettive, sia di un pubblico più vasto, che ha messo in crisi le forme standardizzate di comunicazione e che si è quasi immunizzato ai contenuti proposti con queste modalità, anche, a quanto pare, quelle attinenti a temi di impegno collettivo.

Nel suo articolo Atkin sostiene che “argomenti potenzialmente noiosi come l’efficienza energetica delle lampadine o i prodotti chimici nocivi possono essere divertenti o coinvolgenti. Il cambiamento climatico non è una questione da ridere ma se si riesce a far nascere un sorriso e un po’ di consapevolezza si è a metà strada nel convincere chi ascolta a fare qualcosa.”

Come si è arrivati a questa convinzione? Secondo Atkin la pressione drammatica sui temi ambientali ha portato il pubblico potenzialmente interessato ad azioni per la salvaguardia del Pianeta, ad allontanarsi dal tema o a rifiutare il messaggio così impostato. Questo metodo di comunicazione non fa che perpetrare il clima di paura, facendo leva sui tasti del pericolo e spostandosi così nella schiera di chi comunica tensione. Oggi la paura e la tensione sono quotidiane, la sensibilizzazione a tematiche sociali probabilmente non passa più per questi canali. Atkin sostiene, pertanto, che “ La comunicazione ambientale deve essere molto più mirata. Attraverso una scelta strategica delle storie, dei media e del pubblico di riferimento possiamo evitare la confusione e la saturazione che portano ad ignorare il messaggio.”

Principalmente chi si occupa di tematiche ambientali e sociali sono associazioni indipendenti di cittadini, che operano grazie al contributo degli iscritti e degli sponsor sensibili a questi argomento. La comunicazione su vasta scala può diventare difficile da sostenere, soprattutto per i costi. La disseminazione territoriale delle associazioni e delle ong di settore supplisce molto a questo svantaggio. In sostanza ci si trova di fronte a due problemi principali: la necessità di una nuova strategia di comunicazione che non si basi sulla paura e l’allarmismo, e la necessità di trovare strumenti nuovi di veicolazione del messaggio che siano economici e di larga scala.

Esistono soluzioni? Atkin le propone: “Il video online è uno strumento sempre più essenziale per tutti coloro che vogliono raggiungere nicchie e pubblico di massa. Creare e distribuire contenuti ha ormai un costo così basso che la più piccola azienda o associazione non-profit può mettere su una web tv, come mandare contenuti a social network o condividere video. (…) L’umorismo, la parodia e la satira sono in grado di toccare consumatori che potrebbero non rispondere a un approccio più convenzionale.”

Queste soluzioni indicate da Atkin sono in effetti già una realtà allo stato iniziale, soprattutto in Europa ed in America. In Italia si stanno gettando le basi. Una serie di video visibili online rappresentano questa realtà ed aprono una nuova strada per la comunicazione ambientale. Strada che potrebbe indicare una direzione da intraprendere anche per tutte quelle situazioni relative ad associazioni di vario tipo che operano nel sociale, ed alle piccole imprese che cercano di ritagliarsi un nuovo mercato.

Ecco, quindi, oltre a quello di Greenpeace, altri esempi di video virali ambientalisti.

WWF: la cattiva azione torna indietro, in un modo divertente.

 

 

Legambiente: il traffico sei tu, tra comico ed esistenzialista.

 

 

WWF: save climate.

 

 

Video per MTV Switch: risparmiare l’acqua, tra comico e provocatorio.

 

  1. 1 Commento to “Il video virale, una nuova strada per la comunicazione ambientale. L’umorismo vince sul dramma.”

  2. Di Reza su 26 Aprile, 2009

    Interesting to know.

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