Il potere al consumatore
5 Marzo, 2010 Pubblicato in Video, campagne comunicazione, social network, teorie e pratiche di marketingIl social network ha creato una rete di relazioni immensa che è arrivata a produrre una sorta di agorà, un luogo dove, come nell’antica Grecia, il popolo s’incontra per confrontarsi sui temi della collettività. Ad ognuno è data facoltà di parola. Per usare un neologismo, si potrebbe dire che il social network costituisca un’agoranet, luogo che, riproducendo con regole meno condizionanti la collettività, è diventato territorio di confronto anche per le aziende, che hanno lasciato i marketplace per mescolarsi con la gente e mostrare il loro volto umano. Come ogni luogo democratico, anche l’agoranet affida il potere nelle mani del popolo. Se poi, questo popolo, si rapporta con prodotti e produzioni, il potere passa automaticamente al popolo consumatore, ormai diventato classe sociale, più o meno virtuale, nel vuoto lasciato dalla scomparsa delle classi sociali tradizionali.
In questo contesto osi sono sviluppate diverse modalità di esercizio di potere da parte del consumatore. Le aziende che utilizzano il social network con blog o fan club su Facebook, ad esempio, si trovano spesso a dover far fronte ai giudizi negativi dei consumatori, mentre il circuito dei blog tematici veicola informazioni di prima mano a dispetto di tutte le forme pubblicitarie e persuasive, come ad esempio accade nel settore turistico. Ci sono, poi, altre forme più raffinate e profonde di chiedere e dare potere al popolo dei consumatori. Un esempio sono le attività della varie associazioni ed organizzazioni impegnate socialmente. Una iniziativa di rilievo è questa realizzata da Action Aid per influire sulle imprese torrefattrici a tutela del rispetto dei piccoli produttori e dei braccianti. La campagna “Vorrei un caffè corretto” è supportata da questo video.
Nel sito la fame.it www.lafame.it si dà il potere al consumatore di inviare una richiesta alle imprese di torrefazione perché rispettino le esigenze dei braccianti e non seguano la logica dell’acquisto di materiale al prezzo più basso. Infatti, secondo Action Aid, le imprese torrefattrici “soprattutto a causa di politiche che privilegiano la ricerca del costo più basso, finiscono per trascurare i problemi generati dall’impatto sociale del loro operato, incidendo sulla vita di milioni di braccianti e piccoli produttori, sopraffatti da condizioni fortemente precarie. Obiettivo di questa battaglia contro la fame è quello di coinvolgere l’opinione pubblica e, allo stesso tempo, creare a livello governativo un tavolo di concertazione composto da tutti i portatori di interesse (imprese produttrici, sindacati, organizzazioni degli agricoltori, associazioni di consumatori) per garantire trasparenza, tracciabilità ed eticità lungo tutta la filiera del mercato del caffè.”La campagna è completata da una fan page su Facebook .
Il video propone anche una nuova visione delle azioni contro le ingiustizie e gli abusi sociali per una condivisione della qualità della vita. Nel video c’è la velata indicazione al superamento del boicottaggio, quello di non bere più caffè che non è stato prodotto nel rispetto della condizione umana, ma chiaramente, come del resto è avvenuto in altre campagne, si invita al ruolo attivo di intervento sulle imprese in conseguenza al potere decisionale del consumatore, piccolo o grande che possa essere. Il consumatore chiede un rispetto delle regole collettive, indipendentemente dalla società o cultura di appartenenza.
La campagna, con il video, il sito e la fan page su Facebook, rappresenta un esempio di come il consumatore possa esercitare non solo il suo potere, ma soprattutto la sua consapevolezza, elemento caratterizzante l’utente del social network ed il suo comportamento. Esistono esempi di casi storici, soprattutto negli Stati Uniti, di come il consumatore che si muove su internet possa determinare la sorte di aziende e prodotti.
A differenza di molta comunicazione sociale, impegnata a mostrare la drammaticità degli argomenti, questo video di Action Aid affronta il tema, pur drammatico, perché si parla della sopravvivenza di milioni di persone, con la leggerezza necessaria a coinvolgere l’utente nell’azione, un utente che spesso istintivamente non è attratto o si allontana da messaggi collettivi che evocano situazioni drammatiche. Questo, a detta degli analisti, in conseguenza di alcuni fattori collegati con il periodo storico in cui stiamo vivendo, caratterizzato dalla paura, spesso indotta dai media per motivi diversi. Oggi sembra che le risposte migliori da parte del pubblico da sensibilizzare, avvengano verso messaggi che pur affrontando argomenti seri e rilevanti pongono l’accento sulla serenità di un superamento del problema, mostrano una versione gioiosa dell’azione d’intervento per una prospettiva possibile e non apocalittica.
Il social network, pertanto, ha avuto ed ha anche la funzione di sensibilizzare un pubblico in qualche modo maggiormente predisposto ad accettare le informazioni che gli vengono proposte, perché avvertite come più libere da filtri di interesse, più indipendenti, più direttamente esperienziali. Il mondo dell’impresa avrà solo vantaggi nel porre attenzione ai comportamenti spontanei degli utenti di internet ed a ciò che esprimono e richiedono, perché i rapporti di potere tra produttori e consumatori sono da tempo mutati, e sono sempre le multinazionali più spregiudicate, nel bene e nel male, ad averlo capito per prime e ad essersi adeguate a questa nuova tendenza, utilizzando il social network ed i suoi strumenti non convenzionali di comunicazione.