Il marketing virale verso il micro cinema
14 Aprile, 2010 Pubblicato in Video, campagne comunicazione, idee per il futuro, pubblicità, viralI tempi di sviluppo e di evoluzione dei linguaggi e delle metodologie di comunicazione non convenzionale si accelerano in modo esponenziale. La loro velocità di assorbimento e trasformazione in ambiti come la rete web produce un invecchiamento di idee e tecniche nell’ordine di pochi mesi. Questo invecchiamento, però, ha il vantaggio di stimolare la ricerca. L’innovazione ed il nuovo sono la linfa vitale della comunicazione efficace su internet, fattore che si manifesta spontaneamente ed a ritmo molto più accelerato rispetto a tutte le esigenze della comunicazione off line. Una forma di linguaggio interessante che si è sviluppata con successo, è quella che si può definire lo stile micro cinema. Video prodotti da marchi commerciali e realizzati con tecniche narrative di respiro più ampio rispetto al video virale ed allo spot TV. In questo senso, il linguaggio del video on line commerciale si estende ad una qualità narrativa ispirata proprio alle tecniche cinematografiche. Si potrebbe dire, guardando dall’ottica opposta, che il cinema diventa virale, ovvero che il cinema viene pensato per internet, per il suo linguaggio e per il suo pubblico, tutti elementi con una identità precisa. Analizzeremo alcuni esempi di produzioni per internet che vanno in questo senso. La casa automobilistica BMW Ha prodotto una serie di “corti virali” d’azione che hanno tutti per protagonista l’attore cinematografico Clive Owen ed un modello di BMW, ma che sono stati affidati a registi di successo diversi. Questo è il video diretto da Frankenheimer.
In apparenza questo mini film sembra una classica storia d’azione. Tutto si svolge durante un inseguimento. E così è, di fatto, ma ad una analisi particolare emergono anche degli elementi che lo rendono specifico per un mezzo come internet. Innanzitutto la trama presenta aspetti di ironia e paradosso, aspetti molto apprezzati nel linguaggio virale: in una condizione così disperata e precaria, il trasportato Thomas Millian non intende consegnare la valigetta, mettendo a rischio la propria vita, che sembra avere meno importanza del prezioso contenuto. Tutto si svolge in un’unica sequenza ed in una unità di tempo. L’alternanza delle inquadrature e la loro tipologia rendono il mini film molto ben leggibile anche in uno schermo piccolo o piccolissimo. Su internet il tempo psicologico di ricezione dello spettatore è accelerato, e pochi minuti o secondi possono risultare molto lunghi. Il video riesce a far trascorrere il tempo, molto per gli standard del contesto, senza che l’attenzione ed il coinvolgimento vengano meno. Certamente il cinema d’azione ha in sé la formula per coinvolgere, ma lo stile e la tecnica narrativa hanno sempre la loro importanza.
In questo senso è possibile fare un paragone con un video del 2007 realizzato da Pirelli, all’interno del progetto Pirelli Film . Anche qui c’è un lungo inseguimento, con Uma Thurman al volante di un’auto sportiva. La qualità è decisamente diversa. Interessante è, però, ricordare come Pirelli già nel 2006 abbia lanciato questo progetto di film con legame commerciale da diffondere esclusivamente in rete.
I mini film di BMW e Pirelli in parte rientrano in quell’operazione commerciale comunemente definita product placament, in cui una marca viene collocata all’interno di un prodotto cinematografico. Per un altro verso, però, questa operazione va oltre e si spinge fino al concetto di “intrattenimento brandizzato”, in cui il confine tra marca e prodotto d’intrattenimento è molto sottile e comunque non predominante.
Anche la birra Stella Artois è un’altra marca che ha sviluppato un progetto specifico legato alla produzione di corti, un progetto che ha un nome preciso, Stella Artois Short Film Project, con cui è stata realizzata una serie di mini film ispirati a vari periodi della storia del cinema. Uno dei più interessanti è questo in stile surrealista anni ’30.
Di questo mini film ne è stata realizzata anche una versione da un minuto, dove alla fine appare il marchio rosso della birra. La bottiglia tipica rimane comunque un elemento riconoscibile intorno a cui si sviluppa tutta la trama del corto e da cui prendono forma le immagini surreali e magiche. E’ interessante notare come il surrealismo storico riesca a sviluppare elementi di straordinarietà, imprevedibilità e sorpresa caratteristici del linguaggio virale dei nostri tempi, e come, quindi, possa essere apprezzato dal pubblico di internet per la sua attualità.
Di carattere più esistenziale ed intellettuale è invece questo video virale in forma di mini film della Bacel, azienda canadese che produce margarina ed oli speciali adatti per prevenire le malattie del cuore. Tutto si svolge su scale mobili.
Situazione assurda che sfocia in umorismo esistenziale, metafora di alcuni comportamenti nella vita ma anche di alcune situazioni di difficoltà in cui nessuno viene in tuo soccorso, per volontà o per condizione.
Sul versante romantico si muove, invece, la versione integrale dello spot Chanel, che è stato possibile vedere nelle TV in una versione ridotta. La regia è di Jean Pierre Jeunet, il regista de “Il favoloso mondo di Amelie”, e la protagonista è Audrey Tautou.
Il mini film è una sorta di fotografie in movimento, in stile immagini del mondo della moda, che il regista francese riesce a personalizzare. Il vecchio ed il nuovo si sovrappongono e coesistono, come in un viaggio parallelo del tempo. Il profumo di donna lascia la traccia per l’inizio di una storia d’amore. L’atmosfera è magica ed il linguaggio che caratterizza le immagini visive dei prodotti del settore moda emerge ed affascina. Un richiamo inconscio che fa il suo effetto di attrazione ed apprezzamento. Una bella favola d’amore, viaggio e stile.
Operazioni di spot d’autore non sono comunque nuove nella pubblicità, basti ricordare spot girati da Fellini (la serie), Woody Allen (per Telecom) , Ridley Scott (per Macintosh) .e Wim Wenders (per Barilla). La differenza è il mezzo di diffusione ed i mutati comportamenti del pubblico.
Caratteristiche forti ed attuali presentano i mini film di Resident Evil 5, 5 in tutto per questa mini serie. Resident Evil 5 è l’ottavo capitolo di una serie di videogiochi del genere “survivor horror”. La storia del videogioco si svolge in Africa, dove degli eroi combattono una bioterrorista, che infetta gli abitanti del luogo e li costringe a restare in una perenne follia omicida. Questo è il mini film conclusivo.
Riflessioni esistenziali, orrore, violenza, azione ed immagini in 3D si mescolano in un racconto suggestivo, per i non utenti di videogiochi, di estrema violenza, soprattutto se pensati in mano ad adolescenti, ma certamente di attrazione e ricerca stilistica, non priva di senso esistenziale e di scandaglio interiore, tutto commisurato alla velocità del ritmo e del montaggio. Il contesto situazionale si emancipa dal videogioco e diventa metafora di un inconscio collettivo, dove prendono forma le paure e dove gli individui più coraggiosi riescono ad attivare uno scandaglio interiore, così come il protagonista del mini film. Un interessante esempio di cinema contemporaneo, in cui gli elementi si mescolano tra loro “democraticamente” per arricchire il messaggio ma soprattutto il carattere attrattivo, sorprendente.
Questi esempi di mini film, se analizzati come parte di un contesto mediatico e di uno stile narrativo, possono nascondere importanti spunti ed indicazioni per un preciso futuro della comunicazione attraverso le immagini in movimento.
Il contesto di diffusione è quello della rete web e delle sue specificità tecniche e linguistiche, che trovano riferimento verso un pubblico attivo, che ha la possibilità di selezionare e di ricercare precisi messaggi, rispondenti a canoni diversi rispetto a quelli tradizionali. Il successo dei video virali ha aperto una porta su questo orizzonte interiore dell’utente internet. Le sue scelte, per riassumere in un concetto di laboratorio, si orientano prevalentemente su ciò che è fuori dal comune, che è extra ordinario, sotto diversi punti di vista: perché sorprende, o commuove, o diverte o informa diversamente, o va contro corrente, o presenta una qualità alta.
Lo stile narrativo di questi mini film in parte corrisponde al linguaggio dei video virali, con le caratteristiche sopra descritte, in parte, però, presenta una qualità superiore rispetto alla maggioranza del materiale prodotto per internet, molto spesso ispirato alla tecnica amatoriale, in linea con le autoproduzioni degli utenti che possono trovare spazio nei social media. Tanto è vero che molti dei video virali più apprezzati presentano proprio caratteristiche tecniche di alto livello e di costi produttivi non bassi.
L’indicazione più chiara che questi mini film offrono è, probabilmente, la possibilità di sviluppare una sorta di micro cinema diffuso pensato per internet, che porti avanti una ricerca linguistica ed incrementi la qualità del prodotto specifico per questo media. Il micro cinema per internet potrebbe diventare una formula funzionale, sia per stimolare la realizzazione di soggetti pensati come cinema che incontra il linguaggio virale, sia come forma di “branded entertainment”, intrattenimento brandizzato, che offra alle aziende un nuovo canale di comunicazione in linea con i nuovi comportamenti degli utenti nei confronti dell’informazione pubblicitaria.
Lo sviluppo di una produzione di micro cinema per internet potrebbe aprire un canale nuovo per gli autori di cinema in Italia, sempre più in difficoltà con gli apporti economici ed il monopolio della distribuzione. In questa prospettiva, le aziende potrebbero contribuire allo sviluppo di una ricerca linguistica ed a forme alternative di cinema, che potrebbe essere diffuso nei social media con metodologie specifiche già sperimentate nella comunicazione non convenzionale, ed avere, così, un potenziale bacino di utenza molto ampio. Il materiale di intrattenimento ha un elevato indice di richiesta nel pubblico di internet e comunque è sempre stato elemento di stimolo ed interesse. Inoltre, il marchio sarebbe percepito con i canoni accettati dal pubblico del social network, che non rifiuta l’informazione pubblicitaria ma la seleziona in base alla qualità, allo stile di contatto ed alla misura collettiva. Un’azienda che contribuisce ad un prodotto di intrattenimento e di qualità può aprire con più facilità la porta dell’attenzione da parte del pubblico sui propri prodotti, non senza, però, un supporto di azioni derivate dall’operazione e collegate alla brandizzazione, meglio se non convenzionali.