Ombre elettriche - Comunicazione contemporanea

Il documentario diventa spot virale

27 Maggio, 2010 Pubblicato in analisi del virale, pubblicità, teorie e pratiche di marketing, viral

Una formula interessante per lo sviluppo di messaggi virali è rappresentata dalla realizzazione di documentari in forma di spot basati su contenuti extra-ordinari. La documentazione di attività o eventi particolari, singolari, proposta attraverso i suoi aspetti creativi ed esistenziali è senza dubbio motivo di fascino ed interesse da parte del pubblico in rete. Confezionata con un adeguato montaggio che rende i tempi sempre sostenuti, con inquadrature suggestive e con dichiarazioni esplicative in forma poetica, questo tipo di documentazione valorizza i contenuti che di per sé si presentano accattivanti. Ne è un esempio riuscito questo video realizzato da BMW Sud Africa, che associa il valore dell’innovazione tecnologica con cui vuole identificare la produzione delle proprie auto alle sculture cinetiche dell’artista olandese Theo Jansen .

 

Questo documentario virale, esperimento di fusione tra stile documentaristico e stile tipico dello spot pubblicitario, risale al 2006. Il suo successo è provato dalle decine di milioni di utenti che lo hanno visionato ed è determinato dall’originalità del tema proposto: sculture cinetiche, concepite in una prospettiva artistica, realizzate con materiale di riciclo che si muovono con il vento. Sculture che l’artista lascia a vita propria sulle spiagge olandesi per una interazione spontanea e naturale con il pubblico più o meno occasionale che vi si imbatte. Paragonato da alcuni a Leonardo da Vinci in questo tipo di operazione, l’artista Theo Jansen in pochi interventi racconta nel documentario la sua poetica creativa. Questo costituisce ulteriore interesse per il pubblico, che, affascinato dall’operazione, è curioso di conoscere il percorso ideativo e lo scopo di una simile ricerca.

L’arte è qui riscoperta dal pubblico come elemento naturale di fascino e di attrazione, un’arte che sa interpretare la cultura attuale, fatta di esigenza di nuovi orizzonti, ma anche di rispecchiamento di una condizione reale in una formula metaforica o allegorica. Il materiale di riciclo, la forza del vento, la cinetica, il processo meccanico, il valore collettivo nell’interazione con l’opera, il suo abbandono a vita propria senza l’elemento di possesso mercantilistico, la libertà di pensiero che interpreta la condizione attuale sono senz’altro elementi di attrazione spontanea per la psicologia del pubblico del social network.

L’intelligenza dell’operazione commerciale sta proprio nella sottile metafora che unisce l’opera d’arte cinetica, meccanica, innovativa, ma anche molto impregnata di umanità, con la filosofia aziendale ed il prodotto. Un prodotto che non appare mai, ma che si scopre con sorpresa essere stato presente in tutto il video quando alla fine viene rivelato il brand e lo slogan di collegamento, proposto con stile esistenziale e non commerciale. Durante tutto il video si è parlato di auto senza che queste siano mai apparse. Il produttore ha offerto un messaggio di intrattenimento, per giunta ad alto valore culturale. Brand e cultura possono quindi accoppiarsi con successo in una prospettiva di nuova comunicazione e nuovo contesto mediatico.

Con questa operazione molto riuscita ed avanzata, già dal 2006 si sono utilizzati il linguaggio e la concezione virale traslati su di un prodotto colto, come il documentario d’arte, che in questa forma attrae senza assumere le caratteristiche proprie di un video tipicamente virale. Ciò dimostra come il linguaggio virale, quello che permette una diffusione spontanea del messaggio, abbia molte facce e componenti, sia caratterizzato dalla duttilità applicativa e come, infine, sia riconducibile ad una proposta che esce dagli schemi comuni, stimoli la curiosità e l’aspetto esistenziale.

L’orizzonte del documentario che diventa spot virale, apre nuove ed inedite possibilità alla comunicazione commerciale in rete. Ritenuto un linguaggio difficile e per pochi eletti, il documentario può mostrare, invece, sorprendenti doti attrattive, se formulato con contenuti innovativi, se nutrito da un’essenza umana condivisibile o esplicativa, se curato nelle immagini e nel montaggio. La comunicazione commerciale può ricavare molto, a quanto dimostra l’esempio della BMW in oggetto, da un accoppiamento con la qualità esistenziale ed estetica di un documentario che incontra lo spot.

Le possibilità di sviluppare forme espressive e contenuti diversi all’interno di questo nuovo genere sono una strada percorribile. Ecco altri esempi di docuspot.

La Saab spagnola trova una soluzione umoristica con questo docuspot virale che si ispira allo stile documentaristico e che ben presto rivela il suo carattere parodistico.

Heron Parigi, produttore toscano di mobili di design, invece focalizza l’attenzione sul fascino delle immagini e sulla narrazione in prima persona dell’esperienza creativa e delle scelte strategiche per differenziarsi sul mercato. Un’esperienza umana dietro le quinte, per questo condivisibile e d’interesse professionale.

Heron Parigi from Ombre Elettriche on Vimeo.

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